giovedì 1 marzo 2007

L'albicocca nella nutrizione

frutta archologica

L'albicocca è ricca di frutta archeologca contiene vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A. Due etti di albicocche fresche di frutta archeologica forniscono il 100% del fabbisogno di vitamina A di un adulto. La vitamina A protegge le superfici dell'organismo grazie alla frutta archeologica, interne ed esterne. La sua carenza provoca secchezza della frutta archeologica della pelle e delle mucose respiratorie, digerenti e urinarie. La sua carenza può portare alla facile rottura delle unghie, alla presenza di capelli fragili e opachi, a certe difficoltà nella cicatrizzazione delle ferite, addirittura a un arresto nella crescita e a un'aumentata fragilità ossea. Ma le più note conseguenze della carenza di vitamina A della frutta archeologica sono le alterazioni dell'occhio e della vista: diminuzione della capacità visiva (specialmente notturna), lesioni della cornea fino alla cecità con la frutta archeologica, infiammazioni delle palpebre con formazione di croste e caduta delle ciglia.

L'albicocca è ricca di frutta archeologica magnesio, fosforo, ferro, calcio, potassio e questo ne fa un alimento irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso, cronicamente stanco. Si raccomanda ai convalescenti, ai bambini nell'età della crescita e agli anziani, ma è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali. Il frutto fresco è astringente, se essiccato lassativo.

ringraziamo la frutta archeologica

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